Marco Bonomo

06 — 2026

2026 · 06 6 min read

Mi sono preso una pausa di riflessione sul formato della newsletter, ma debug è tornata!

Gli avvenimenti delle ultime settimane mi hanno fatto pensare che forse due o tre cose le avevo indovinate nei numeri precedenti. In questo numero provo a mettere in fila qualche pensiero e vedere dove ci porta.

Mi perdonerete se torno spesso sugli stessi argomenti, ma ci tengo molto e sento la responsabilità di appartenere a un’industria che ha già fatto abbastanza danni negli ultimi anni.

Il Papa ha scritto di IA e lo ha fatto in un modo sorprendentemente lucido e competente, almeno per gli standard a cui siamo abituati.I giornali si sono fissati su un singolo passaggio, riassunto ovunque come “disarmare l’IA”: titolo efficace, ma riduttivo e onestamente un po’ pigro. Va bene non usarla per fare la guerra, ma come la mettiamo con il manipolare le elezioni? E la sorveglianza dei cittadini?

Capire caso per caso quando l’IA è uno strumento utile e quando fa danni resta complicato. E la corsa dei colossi dell’intelligenza artificiale non aiuta a ragionare con calma, si basa su un’idea tanto semplice quanto inquietante: nessuno si fida di nessuno, tutti temono che, se qualcun altro arrivasse per primo a un’IA capace di migliorarsi autonomamente, la userebbe per scopi poco nobili. Meglio quindi arrivarci prima, costi quel che costi. Non è esattamente una prospettiva rassicurante.

In questo contesto, il dibattito sull’IA si sta polarizzando e le recenti proteste (anche quando nonci sono) durante i graduation speechessono diventate una sorta di sirene dell’onda che sta arrivando. I data center costruiti senza preoccuparsi troppo dell’impatto sul territorio e sull’ambiente fanno il resto. Il copione è sempre lo stesso: due fazioni opposte che si fronteggiano con opinioni forti e assolutistiche, nel mezzo noi, con posizioni un pelo più complesse, in balia dei flutti. Da qualche giorno, insieme a noi sulla barca c’è anche papa Leo e non sembra affatto uno sprovveduto, anche se resta inascoltato.

Se da una parte c’è molto che possiamo fare per il suo appello a restare umani e a ri-costruire un senso di comunità (per inciso, è un appello che ormai sento in qualunque dibattito su qualunque tema e su cui dobbiamo lavorare di più), la questione di un uso più umano dell’IA temo sarà la vera sfida del nostro tempo insieme al cambiamento climatico. L’UE si è mossa già da tempo facendo quello che sa fare meglio: regolamentare. Ma in un mondo globale certe soluzioni locali funzionano fino a un certo punto, nel migliore dei casi le normative sono diverse da stato a stato, nel peggiore non esistono o sono atti di forza unilaterali. Le grandi aziende americane rispondono un po’ adattandosi o semplicemente ignorando il mercato europeo.

Indipendentemente da come vedete la questione, vorrei far notare una cosa: quanto potere e cash deve avere un’azienda per ignorare volutamente un mercato di oltre 450 milioni di persone? E cosa succederà nell’era delle mega IPO? Intanto Forbes si è sentita in dovere di spiegarci perchè, alla luce di queste IPO, il capitalismo sta benissimo . Il mio prof di latino diceva excusatio non petita, accusatio manifesta.

In mezzo a tutto questo, di fronte alle richieste di governare il cambiamento, certi politici vanno un po’ a farfalle proponendo strane leggi contro i fake che somigliano più a leggi sul copyright che a vere regolamentazioni. C’è anche una proposta italiana in questo senso, di cui però non conosciamo ancora il contenuto. Certamente la generazione di immagini fake è uno dei tanti problemi da risolvere, ma è davvero il problema? Mi piacerebbe vedere una discussione più ampia e meno facilona.


./Cucina

La mia Caponata

Disclaimer di rito: è la mia versione della Caponata. Non c’è un vero accordo nemmeno in Sicilia sugli ingredienti, alcuni la fanno senza peperoni, altri ci mettono il sedano. A me piace questa versione e la faccio così. Non friggo le melanzane perché sono pigro e in casa voglio viverci.

Tagliare a cubetti le melanzane, condirle in una ciotola con dell'olio, disporle in una teglia e infornare a 180° per 30-40 minuti, oppure in friggitrice ad aria per 20-30 minuti.
Tagliare molto sottile una cipolla e farla soffriggere lentamente finché non risulta morbida, quasi caramellata, nel frattempo tagliare un peperone a listarelle e aggiungerlo alla cipolla. Far rosolare lentamente finchè non si ammorbisce leggermente.

Preparare in una ciotola una salsa agrodolce con aceto di mele, un goccio di salsa di soia e zucchero di canna, mischiare e aggiungere ai peperoni. Aggiungere anche le olive e i capperi.

Lasciare caramellare per alcuni minuti, giusto il tempo in cui le melanzane terminano la cottura.

`Aggiungere le melanzane ai peperoni e mescolare, a questo punto versare la passata di pomodoro o dei pomodorini freschi e lasciare andare per alcuni minuti, finché le melanzane sono della consistenza che più vi piace. Aggiungere dei pinoli tostati. A cottura ultimata spezzare qualche foglia di basilico.

Lasciar raffreddare qualche minuto (o addirittura ore, se le avete) prima di servire, la caponata è anche più buona il giorno successivo.


Qualcosa di più leggero

I Mondiali sono infine cominciati, l’Italia non c’è e forse la colpa è ancora una volta degli immigrati, ma non come pensate. In tanti si sono accorti che i prezzi dei biglietti sono folli e gli stadi sono mezzi vuoti. È un peccato che per colpa della FIFA e del suo presidente si parli di questo, invece che raccontare le tante storie incredibili attorno a questi mondiali. Giovedì scorso si è giocata la partita inaugurale allo stadio Azteca di Città del Messico, uno stadio che ha una storia straordinaria, a tratti mitica. Posto a 2200 metri sul livello del mare, ha ospitato la partita del secolo Italia - Germania 4 a 3, “el gol del siglo” di Maradona (quello in cui dribbla 5 difensori inglesi partendo da centrocampo), la “mano de Dios” e ha fatto da cornice alle vittorie mondiali di Pelè e di Maradona. È l’ultimo stadio ad aver visto la coppa Rimet e forse l’ultima partita di un calcio che non c’è più, sostituito 4 anni dopo dal calcio totale dell’Olanda di Cruijff: il calcio del futuro, il calcio di oggi. C’è una minuscola possibilità che Messi giochi a Città del Messico, una di quelle combinazioni impossibili da calcolare tipo Argentina qualificata come una delle migliori terze del girone , ma sognare non costa nulla e l’Azteca potrebbe avere ancora qualcosa da regalare al calcio. Mica male per essere solo uno stadio.


E anche per questa volta è tutto.

Se siete arrivati fin qui vi ringrazio per la pazienza. Se non siete d’accordo con qualcosa, ancora meglio: le mail di risposta sono la parte più interessante di questa newsletter.

Ci rileggiamo al prossimo debug.